sabato 31 gennaio 2009

Stragismo e terrorismo in italia: storia non conosciuta o misconosciuta?

In occasione di anniversari che possiamo definire significativi, il 30° di piazza Fontana e piazza della Loggia e il 25° della strage di Bologna, sono in effetti state promosse indagini fra gli studenti che hanno dato risultati interessanti e sostanzialmente raffrontabili fra loro sia per tipologia del campione sia per le domande poste. Dalla prima indagine svolta a Milano nel 1999, i cui risultati vennero divulgati nel 2000, si capì come piuttosto alto, o almeno medio, fosse il livello di conoscenza delle stragi, almeno per «sentito dire», ovvero i ragazzi milanesi sapevano, nel 96,6% dei casi che vi era stata una strage a piazza Fontana, nel 55,8% che a piazza della Loggia era scoppiata una bomba e il 62,8 % di loro era a conoscenza della strage di Bologna. I problemi cominciavano a sorgere se si chiedeva di definire quando erano successe le stragi: piazza Fontana, la strage milanese, era collocata nel decennio giusto dal 41,1 % degli studenti di quella città, piazza della Loggia nel 14,1% e Bologna nel 22,6%. Elevato o discreto quindi il livello di ricordo per gli eventi, ma decisamente bassa la capacità di collocazione temporale dei fatti: spesso i ragazzi non riuscivano neppure a tentare un’ipotesi per definire il periodo in cui le stragi sono avvenute.
I questionari distribuiti successivamente a Brescia e a Bologna, le altre città interessate da una strage, ci permettono di stabilire come il 70,5% dei ragazzi bresciani collochino in modo corretto piazza della Loggia, mentre sempre a Brescia la strage di Bologna è inquadrata nel periodo giusto solo per il 31,1% degli intervistati. A Bologna, la strage che più studenti riescono a collocare correttamente in senso cronologico è quella avvenuta nella loro città, come succede negli altri casi e quindi il 50,6 % dei ragazzi individua nel 1980 l’anno in cui è scoppiata la bomba, a fronte di un 8,9 % di risposte giuste per piazza della Loggia e di un 12,8% per piazza Fontana.
A Milano nel 2006 è stato ripetuto il questionario e i risultati sono certamente interessanti e ci fanno riflettere: i ragazzi milanesi hanno iniziato a dimenticare piazza Fontana. Ora l’81,6% ha sentito parlare di quella strage, contro il 96,6% del 2000, anche piazza della Loggia è stata dimenticata (circa 10% in meno), mentre Bologna è rimasta assolutamente stabile nella sua percentuale di circa 62% che hanno una conoscenza generica sull’esistenza della strage. Difficile comprendere come mai questo evento sia ricordata dopo 6 anni allo stesso modo, forse le polemiche costanti sulla sentenza, forse il fatto che Bologna sia per eccellenza un nodo ferroviario estremamente frequentato e che la stazione sia luogo di memoria: difficile affermarlo con certezza. Sicuramente gli altri dati ci indicano come l’oblio si stia sempre più estendendo rispetto a queste questioni e, a questa amnesia si devono aggiungere alcuni ricordi non corretti, soprattutto per quanto riguarda gli autori delle stragi.
A Milano, nella prima e nella seconda indagine, per il 43,1 e il 41,7% degli studenti le stragi sono state compiute dalla Brigate Rosse e solo per una percentuale a cavallo del 20% dall’estrema destra. A Brescia gli studenti intervistati si dividono nell’attribuire le responsabilità delle stragi: l’idea che prevale è comunque quella che si tratti di atti di “terrorismo rosso” (segnalato dal 28,5% del campione) o “nero” (26,6% delle risposte); segue chi ritiene che si tratti di azioni di mafia (15,8%). Per i ragazzi bolognesi intervistati i colpevoli della strage alla stazione sono i neofascisti (22,2%) o i brigatisti (21,7%). Gli studenti di Bologna e provincia non sanno indicare i colpevoli delle altre stragi: non sanno rispondere per il 60% riguardo piazza Fontana e il 75,5% per piazza della Loggia e i pochi che rispondono si dividono equamente far i due tipi di terrorismo per piazza della Loggia, mentre il terrorismo nero è indicato per il 9,6% (rispetto al 7,1% di quello rosso) per la strage di Milano
Il disorientamento è quindi notevole, è come se il rumore informativo che nel corso degli anni ha accompagnato questi episodi abbia contribuito a creare e a mantenere confusione: direi che si sono create delle false notizie. Da questi primi dati possiamo anche ipotizzare come la memoria legata ad eventi locali risulta un po’ meno labile, probabilmente ancorata a racconti o all’aver osservato le lapidi ed essere passati nei luoghi di memoria, l’aver conosciuto storie di persone, vittime o testimoni o soccorritori, che ci colpiscono da vicino.

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Questo blog è un'esercitazione didattica svolta per il corso di informatica per le scienze storiche della facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Bologna.

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